“momenti d’amore”: copertina“Per amore non si muore”. Ha ragione Orazio Indelicato, poeta e paroliere autore di versi intensi ed ironici, nella nuova introduzione alla ristampa del suo “momenti d’amore”, volume che vide per la prima volta la luce nel 1976, se non si pensa ai troppi drammi legati a femminicidio ed autodistruzione che, con l’amore, in realtà non hanno nulla a che vedere. Indelicato, sopraffino amante di teatro e donne, è andato oltre il dismembramento della relazione con “Occhibelli”, donna (probabilmente una celebrità degli anni ‘70, ipotizziamo) di cui cela ancora il nome e il cui volto è palesato nel libro unicamente nel soffuso ritratto dell’artista Ilde Piacenti. «Son sicuro / di non amarti più / però non so / se ti odio / o ti adoro», sono versi che il poeta catanese - ideale sintesi di Catullo e Gregory Corso - dall’immarcescibile animo viandante non avrebbe, per lungo tempo, voluto veder ripubblicati unitamente al prezioso volume che li contiene. Ma, per l’appunto, “per amore non si muore”, e dagli attimi, fissati nello spazio (la Lombardia ove a lungo Indelicato portò avanti la propria attività autorale) e nel tempo su quei versi che sono furba narrazione senza date né luoghi, diventano uno specchio dell’uomo amante, quasi una guida alla libertà dei sentimenti ed alla passione per la donna. Intesa questa non più, e non solo, come un singolo individuo, ma come universo, giacché, delle tante cose di cui può essere definito un Maestro, Orazio Indelicato può esserlo considerato anche, se non soprattutto, riguardo alla dedizione per la bellezza femminile.
Presentato dal Prof. Salvatore Distefano alla Sala Magma di Catania in una affollata serata di novembre, che è diventata uno di quegli intensi readings collettivi che Indelicato organizza da decenni, “momenti d’amore” è la “perla perduta” che riemerge nel catalogo di Bottega della Poesia, per i cui tipi è uscita questa ristampa. A conferma di come tale collettivo editoriale no-profit sia una delle poche realtà per le quali valga la pena abbattere alberi per produrre irrinunciabili libri, in un mare di edizioni troppo dedite al facile “successo di cassetta” e ad un sopravanzante autoreferenzialismo di sedicenti “autori”, dei quali Indelicato è totale antitesi: «ORAZIO vi ringrazia tanto e chiede scusa per il disturbo», si legge nella locandina dell’evento di presentazione del volume.

“momenti d’amore”: locandina

«Con i suoi quadretti Orazio esprime ciò che più intimo, ma la sua intimità è anche la nostra; una particolarità foriera di universalità: riviviamo in lui con lui gioia, tormento, esaltazione e disperazione» scrive Distefano nella nuova prefazione, che si affianca a quella originaria, di Agostino Pensa, e che l’Autore non manca, per innata timidezza, a definire «tutta sbagliata», e che invece correttamente tratteggiava le liriche del libro come «mosaici […] poesie, semplici e vere, come come tante pagine di un diario interiore». E se oggi il volume appare più completo alla luce della maturazione, del vissuto, della straordinaria produzione di Orazio Indelicato, non può sfuggire una dedizione diversa da quella, per il sesso femminile, che ne domina quasi interamente l’opera - e sempre con tratti intensi ma mai volgari o ridondanti. È la fedeltà, apparentemente antitetica alla sua anima “randagia” ma che invece ben ritroviamo negli “amici dell’uomo” a quattro zampe, all’amicizia. In particolar modo, quella che legava allora, e lega ancora oggi nel ricordo e nella quotidianità, Indelicato ad Herbert Pagani, l’”artista totale” capace di produrre, in ogni campo artistico, alcune delle eccellenze più assolute mai viste nell’Europa continentale e non solo. È di Pagani il disegno che appare nella copertina di “momenti d’amore”, disegno dedicato al suo «caro amico e collega Orazio». Nella Milano che vide il boom della canzone d’autore Indelicato e Pagani furono esponenti di un movimento che, scevro da limiti ed autocensure, si espresse liberamente con idee, creatività, ed ideali immortali. Nativo di Tripoli, ebreo di origini, Pagani portò in Francia il movimento musicale “progressive” (sotto il cui segno nacque la seminale opera multimediale “Megalopolis”, caratterizzata dai toni pindarici ed ironici e dalle anticipazioni storiche e sociali degne del miglior Jacques Ellul) e lì diede un contributo fondamentale alla nascita del movimento ecologista. Un’esistenza sfolgorante ed intensa, quella di Pagani, durata solo 44 anni a causa di una leucemia che lo spense a New York (oggi l’artista riposa in terra d’Israele) e di cui, per animo e pensiero, Indelicato è indubitabilmente uno degli eredi, di quell’eredità che è il raccogliere il testimone di un amico fermatosi troppo presto.
In conclusione, è evidente come Orazio Indelicato raggiunse il climax già con l’opera prima, tematica come i coevi “concept albums” musicali, ma diversamente da quanti inesorabilmente incontrano il declino dalla seconda “uscita”, essa si pose a base e riferimento di una carriera che, lungi dal cercare la facile notorietà, si è affermata per essere latrice genuina ed intensa di emozioni viscerali.

Orazio Indelicato, “momenti d’amore” - 2013 Ed. Bottega della Poesia

Roman Henry Clarke

L’ALTRA META

Scritto da

Roberto Catania, Roman Henry Clarke e Carmelo Rannisi

Regia

Roman Henry Clarke

con

Roberto Catania

Intervistatori

Roman Henry Clarke
Carmelo Rannisi

Voce recitante

Alfio Guzzetta

Assistente alla regia

Carmelo Rannisi

Riprese

Roman Henry Clarke
Antonio D’Emanuele
Carmelo Rannisi

Fotografia

Roman Henry Clarke

Montaggio Audio e Video

Angelica Lazzarin

Produttore

Alfio Guzzetta

Produttore esecutivo

Carmelo Rannisi

e la partecipazione di

Prof. Giuseppe Puglisi
Prof. Nino Puleo

Immagini d’archivio

CUS Catania Rugby

MUSICHE

“Cellule”
“Sale”
“Follow me”
“Particule”
“Larmes”

Scritte da Vincent Gires
Eseguite da Silence
Tratte dal’album “L’autre endroit”

Ringraziamenti

ASP 3 Catania, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura
c/o Presidio Ospedaliero “Vittorio Emanuele” Catania

Centro Universitario Sportivo - Catania
CUS Catania Rugby
Federazione Italiana Rugby - Comitato Regionale Siciliano

Gianni Amore
Stella Angela Cangemi
Marco Chinnici
Tito Cicciò
Giuseppe Coniglione
Salvo Pezzano
Marzia Sapienza

Don Aristide Raimondi
Chiesa N.S. del SS. Sacramento - Borgo Librino

Una produzione

Terre forti
associazione culturale

in collaborazione con

Silver Screen Production

www.terreforti.org
www.silverscreen.it

©2011 Terre forti - associazione culturale
Quest’opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons
Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

“Dea in meditazione” - 2004 by Maria Tripoli Belisa

da “Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín” di Federico García Lorca

adattamento e traduzione in siciliano

di Giuseppe Coniglione

regia di Roman Henry Clarke

13/14/15 Aprile 2012

Sala Magma - via Adua 3 Catania

Ingresso: € 10,00

Venerdì, h. 20,30

Sabato, h. 20,30

Domenica, h. 18,30

 In scena (in ordine di apparizione)

Don Perlimplínu - Alfio Guzzetta

Marcolfa - Palmira Russo

Belisa - Veronica Giusti

Madre di Belisa - Maria Tripoli

Primo Elfo - Vera Di Gregorio

Secondo Elfo - Agata Furnari

Direttore di scena

Orazio Indelicato

Luci

Paolo Scalia

Scene

Alfio Guzzetta

Collaborazione scenografica

Carmelo Rannisi

Consulenza musicale

M° Salvatore Daniele Pidone

Musiche

Federico García Lorca

Costumi

Palmira Russo

Vera Di Gregorio

Riprese foto e video

Vassilia

Assistente alla regia

Paolo Scalia

Regia

Roman Henry Clarke

Il dipinto di locandina è “Dea in meditazione” - 2004 by Maria Tripoli

Organizzazione: “Terre forti - associazione culturale” in collaborazione con “la terra del sole” soc.coop.va a r.l. e centro teatrale e culturale Magma

Media partner: “CATANIA È… Eventi, spettacolo e cultura”

www.terreforti.org

Prenotazioni: info@terreforti.org

Arriva in scena alla Sala Magma, “piccolo tempio” del teatro catanese lo spettacolo che segna l’unione fra l’arte del grande autore andaluso e i colori della Sicilia. Un testo che fa sorridere e riflettere, una tragicommedia che ruota intorno all’ingenua dolce bellezza della protagonista per denunciare il conformismo e le convenzioni sociali, un’«alleluia erotica in quattro quadri» che è un inno alla spontaneità e libertà dei sentimenti. Un testo emozionante che ritrova tutta l’originaria vivacità e colore in una nuova traduzione in lingua siciliana. «A volte Dio ci concede un capolavoro, e tu, Belisa, sei uno di questi»: sono queste le parole che possono descrivere la protagonista di questo lavoro, Veronica Giusti, che dà voce e corpo alla giovane donna che evade dalla gabbia del matrimonio imposto ad un uomo più anziano e riluttante, e libera la propria fresca sessualità donandosi apertamente con l’esigenza di sentirsi amata, senza vincoli né condizionamenti, da chi la desidera e brama e non tarpata da chi l’ha presa negandole il mondo e raggirandola con un cerebrale inganno dal finale drammatico.

NOTA DI REGIA

Il pubblico di lingua italiana è uso ad un’immagine di Federico García Lorca che riporta agli struggenti versi “A las cinco de la tarde” e alla tragica morte agli albori della Guerra Civile. Con la riproposizione di questo testo, abbiamo voluto suggerire alcuni degli aspetti meno noti del Genio andaluso, che riportano alla sua formazione tanto completa quanto eclettica di uomo di teatro e di musica. Capace altrove di cantare la bellezza femminile in versi come “Vederti nuda è rievocare la terra […] è comprendere l’ansia della pioggia che cerca fragili fianchi”, García Lorca nella sua breve e intensa vita ha composto musica, recitato, diretto, anche con il teatro itinerante “La Barraca” che fu tra i suoi contributi alla causa della Repubblica Spagnola, sempre con esemplare desiderio di partecipazione e senza risparmiarsi, cosa che gli costerà la fucilazione unitamente al “reato” di essere omosessuale.

Nato per il teatro di burattini, “Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín” tratteggia tanta parte del composito universo lorchiano: l’opposizione alle convenzioni sociali, il rifiuto del conformismo, le lotte per l’uguaglianza, la passionalità dei sentimenti e nei sentimenti. Pur fedele alla “versión de cámara” dell’Autore, questa nostra edizione è volutamente incentrata (e di qui l’accorciamento del titolo) sulla figura della protagonista, fulcro della vicenda: pur nei toni farseschi del testo originario, che non manca di rubare più di un sorriso al pubblico, la vicenda di Belisa è quella di tante, troppe giovani donne cui ancor oggi è sottratta la facoltà di scegliere, amare, essere. Nella sua dolce e a tratti ingenua sensualità, la giovane invece sceglie di scegliere, sceglie di donarsi, sceglie di conoscere, attraverso ciò che ha e che può, e che è origine del mondo: la sessualità, che decide di vivere senza vincoli né condizionamenti nella sua gioiosa freschezza. L’inganno di cui è vittima, e che porta all’ineluttabilità del tragico finale, è paradigma della condizione della donna, verso cui le violenze psicologiche non sono meno e da meno di quelle fisiche. L’immagine finale dello spettacolo è monito e speranza: il primo, verso l’inutilità e la dannosità di cerebrali “alzate d’ingegno” quali quella orchestrata da Don Perlimplínu al fine di “farsi amare” dalla donna desiderata (e non amata) pretendendo di lasciarla imprigionata nella “gabbia del desiderio” verso lo sconosciuto spasimante; desiderio che invece è proprio la citata speranza, rivolta verso una società, ancora ahinoi relegata ad un futuro, pur essendo trascorsi oltre 80 anni dalla stesura del testo, in cui le donne saranno libere di essere uniche protagoniste e autrici della loro storia, sia individuale che collettiva, mediante le proprie scelte, in primis proprio in materia relazionale, sentimentale e carnale.

Nucleo originario dell’opera è una delle poesie erotiche di F.G.L., tratta dalla raccolta “Canciones”, che qui ritroviamo integralmente, e a cui si è voluta, con arbitrio che l’Autore ci perdonerebbe, associare una delle melodie più intense ed evocative dallo stesso composte: “Las Morillas de Jaen” ha il potere immaginifico di riassumente i colori di questa “aleluya erótica en cuatro cuadros” per la quale, oltre alle musiche dello stesso García Lorca, si è voluto fortemente un cast capace di evocarne anche visivamente l’elegante erotismo: sul palcoscenico Belisa è realmente una procace giovane dalla voce flautata, al pari della non meno avvenente madre e della stessa giovane ed espressiva Marcolfa, senza trascurare il vivace intervento “soprannaturale” eppur straordinariamente umano e pietoso dei giovani Elfi, così come è efficacemente reso dall’interprete l’intellettuale Don Perlimplínu che diverrà vittima delle proprie farneticazioni ed incontrollati istinti.

Riflessione a parte merita la scelta della lingua di questa nuova edizione: al fine di voler rendere al meglio i toni del testo in lingua castigliana, su cui è stata direttamente effettuata l’opera di adattamento e traduzione senza far ricorso ad alcuna “mediazione linguistica”, scelta pressoché obbligata era quella della lingua siciliana, che delle lingue spagnole è “sorella” tanto glottologicamente quanto per vicinanza, e a tratti comunione, storica e culturale, la cui musicalità appare come la più adatta a restituire al testo l’originaria vivacità e colore, e che comunque rende questo “Belisa” in siciliano con ogni probabilità una “prima” a livello mondiale.

Questo spettacolo è dedicato alla memoria di Salvatore Costanzo

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