Sofia Hellqvist - photo credit: Frankie FouganthinPiccola premessa: non ho assolutamente nulla in contrario verso la pornografia. È una forma di intrattenimento, purché - ovviamente - fatta da adulti consenzienti, ne facciano o meno un mestiere, del tutto rispettabile. Oltretutto, riprendere atti sessuali non simulati è antico quanto la cinematografia stessa: è parte integrante della settima arte, come dimostrano anche Dogme 95 ed il festival HUMP!, che hanno tutto il mio rispetto e consenso.
Ciò detto, vorrei suggerire ai tanti colleghi (o comunque articolisti) che non hanno esistato a dare dell’«ex attrice porno» a Sofia Hellqvist, promessa sposa di Carlo Filippo di Svezia, di ricordarsi la prima regoletta che ci hanno insegnato: verificare le fonti. È vero, non appena il primo sito dà la notizia, è una corsa contro il tempo, per proporla aggiungendo qualcosa, e mai togliendo. Ma impariamo, nella sfida alla transdisciplinarietà in cui operiamo, a ricordare e cercare. Internet, se si sanno usare gli strumenti di ricerca, permette di informarsi efficacemente, prima di informare.
Perché tra performer nell’adult entertainment e fotomodella glamour c’è un’infinità, per quanto possa essere perbenista e bacchettone il contesto in cui operiamo. E ricordiamoci - in questo caso proprio visto il contesto che è in assoluta controtendenza rispetto a quanto da me espresso nella premessa - che una volta “sparato” con la penna (o, meglio, la tastiera) contro una persona, non c’è rettifica che tenga. Meglio “bucare” una notizia vera che diffonderne una falsa. Perché la gente crede in ciò che pubblichiamo.
Peraltro, leggo in alcuni casi dei condizionali di comodo: Sofia «avrebbe un passato da pornostar». Come fosse qualcosa di riprovevole, oltre che di “oscuro” come cinquanta anni addietro. Questa, intanto, è una contraddizione. Da più di trent’anni una pornostar, per definizione, è molto nota (è una “stella” della sex industry! E anche in Italia non mancano gli esempi), ha un seguito, spesso da “trendsetter” su twitter, il suo viso è ben noto: a prova di eventuale nome d’arte. O si vuole forse insinuare che la stessa possa essere apparsa in qualche produzione amatoriale? In questo caso, il filmato in questione sarebbe comunque “emerso” dal mare della rete, al pari dei non pochi “sextapes” in circolazione. E comunque inadatto sarebbe il termine «pornostar», e poco informato è chi lo usa, anche perché quei filmini con tanto di mascherine a travisare il volto sono sempre più una rarità e solitamente appannaggio di soggetti che, nella vita, non hanno - e non cercano - altra esposizione mediatica, come invece ha meritatamente fatto la futura principessa con la sua attività di fotomodella.
So bene cosa state pensando: altrimenti non sarebbe stata una notizia “piccante”, che attira i lettori, una “favola a lieto fine” con una ragazza dal «passato turbolento» che si redime fra le regali braccia. Mi chiedo se non sia preferibile per una ragazza una vita tanto autodeterminata e libera, quanto serena e sana, davanti all’obiettivo (quale che sia l’attività svolta innanzi allo stesso), piuttosto che relegata (forse) a corte ed inseguita (molto più probabilmente) dai “paparazzi” (che, a loro volta, fanno il loro rispettabilissimo mestiere). Nessuno dei due casi è comunque “sporco” o “degradante”: l’importante è che sia - sempre - una libera scelta.
Si, è assolutamente vero: si pensava, secondo il classico adagio, che fosse il padrone ad aver morsicato il cane. Quando invece è stato un banale morso del cane al padrone: banale quanto un matrimonio del XXI secolo tra una bella ragazza ed un esponente di una famiglia reale europea. Chissà cosa avrebbero scritto se - ad esempio - invece delle affascinanti attuali consorti Marie e Clotilde, Joachim di Danimarca avesse sposato Gry Bay o Emanuele Filiberto avesse impalmato la siciliana Loredana Cannata: entrambe brave e belle attrici non pornografiche che - secondo copione - hanno interpretato scene a contenuto sessuale non simulato.
Lo ripeto ancora una volta: a mio avviso dare dell’”attrice porno” ad una modella che ha fatto foto in bikini ed handbra, è come dare del “carburatorista” ad un radiatorista (o viceversa), o dell’”attrice” ad una cantante che non ha mai filmato una scena di alcun tipo: non è “disonorevole”, è errato. E, peraltro, una cosa non esclude l’altra: ma non era questo il caso. Auguri agli sposi!

Roman Henry Clarke

“momenti d’amore”: copertina“Per amore non si muore”. Ha ragione Orazio Indelicato, poeta e paroliere autore di versi intensi ed ironici, nella nuova introduzione alla ristampa del suo “momenti d’amore”, volume che vide per la prima volta la luce nel 1976, se non si pensa ai troppi drammi legati a femminicidio ed autodistruzione che, con l’amore, in realtà non hanno nulla a che vedere. Indelicato, sopraffino amante di teatro e donne, è andato oltre il dismembramento della relazione con “Occhibelli”, donna (probabilmente una celebrità degli anni ‘70, ipotizziamo) di cui cela ancora il nome e il cui volto è palesato nel libro unicamente nel soffuso ritratto dell’artista Ilde Piacenti. «Son sicuro / di non amarti più / però non so / se ti odio / o ti adoro», sono versi che il poeta catanese - ideale sintesi di Catullo e Gregory Corso - dall’immarcescibile animo viandante non avrebbe, per lungo tempo, voluto veder ripubblicati unitamente al prezioso volume che li contiene. Ma, per l’appunto, “per amore non si muore”, e dagli attimi, fissati nello spazio (la Lombardia ove a lungo Indelicato portò avanti la propria attività autorale) e nel tempo su quei versi che sono furba narrazione senza date né luoghi, diventano uno specchio dell’uomo amante, quasi una guida alla libertà dei sentimenti ed alla passione per la donna. Intesa questa non più, e non solo, come un singolo individuo, ma come universo, giacché, delle tante cose di cui può essere definito un Maestro, Orazio Indelicato può esserlo considerato anche, se non soprattutto, riguardo alla dedizione per la bellezza femminile.
Presentato dal Prof. Salvatore Distefano alla Sala Magma di Catania in una affollata serata di novembre, che è diventata uno di quegli intensi readings collettivi che Indelicato organizza da decenni, “momenti d’amore” è la “perla perduta” che riemerge nel catalogo di Bottega della Poesia, per i cui tipi è uscita questa ristampa. A conferma di come tale collettivo editoriale no-profit sia una delle poche realtà per le quali valga la pena abbattere alberi per produrre irrinunciabili libri, in un mare di edizioni troppo dedite al facile “successo di cassetta” e ad un sopravanzante autoreferenzialismo di sedicenti “autori”, dei quali Indelicato è totale antitesi: «ORAZIO vi ringrazia tanto e chiede scusa per il disturbo», si legge nella locandina dell’evento di presentazione del volume.

“momenti d’amore”: locandina

«Con i suoi quadretti Orazio esprime ciò che più intimo, ma la sua intimità è anche la nostra; una particolarità foriera di universalità: riviviamo in lui con lui gioia, tormento, esaltazione e disperazione» scrive Distefano nella nuova prefazione, che si affianca a quella originaria, di Agostino Pensa, e che l’Autore non manca, per innata timidezza, a definire «tutta sbagliata», e che invece correttamente tratteggiava le liriche del libro come «mosaici […] poesie, semplici e vere, come come tante pagine di un diario interiore». E se oggi il volume appare più completo alla luce della maturazione, del vissuto, della straordinaria produzione di Orazio Indelicato, non può sfuggire una dedizione diversa da quella, per il sesso femminile, che ne domina quasi interamente l’opera - e sempre con tratti intensi ma mai volgari o ridondanti. È la fedeltà, apparentemente antitetica alla sua anima “randagia” ma che invece ben ritroviamo negli “amici dell’uomo” a quattro zampe, all’amicizia. In particolar modo, quella che legava allora, e lega ancora oggi nel ricordo e nella quotidianità, Indelicato ad Herbert Pagani, l’”artista totale” capace di produrre, in ogni campo artistico, alcune delle eccellenze più assolute mai viste nell’Europa continentale e non solo. È di Pagani il disegno che appare nella copertina di “momenti d’amore”, disegno dedicato al suo «caro amico e collega Orazio». Nella Milano che vide il boom della canzone d’autore Indelicato e Pagani furono esponenti di un movimento che, scevro da limiti ed autocensure, si espresse liberamente con idee, creatività, ed ideali immortali. Nativo di Tripoli, ebreo di origini, Pagani portò in Francia il movimento musicale “progressive” (sotto il cui segno nacque la seminale opera multimediale “Megalopolis”, caratterizzata dai toni pindarici ed ironici e dalle anticipazioni storiche e sociali degne del miglior Jacques Ellul) e lì diede un contributo fondamentale alla nascita del movimento ecologista. Un’esistenza sfolgorante ed intensa, quella di Pagani, durata solo 44 anni a causa di una leucemia che lo spense a New York (oggi l’artista riposa in terra d’Israele) e di cui, per animo e pensiero, Indelicato è indubitabilmente uno degli eredi, di quell’eredità che è il raccogliere il testimone di un amico fermatosi troppo presto.
In conclusione, è evidente come Orazio Indelicato raggiunse il climax già con l’opera prima, tematica come i coevi “concept albums” musicali, ma diversamente da quanti inesorabilmente incontrano il declino dalla seconda “uscita”, essa si pose a base e riferimento di una carriera che, lungi dal cercare la facile notorietà, si è affermata per essere latrice genuina ed intensa di emozioni viscerali.

Orazio Indelicato, “momenti d’amore” - 2013 Ed. Bottega della Poesia

Roman Henry Clarke

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