Vi racconto una storia.

Per comodità, la ambiento in Sicilia. Non che queste cose accadano solo in Sicilia, anzi…

Ma del resto, si parla delle primarie del Partito Democratico, che avranno luogo il 25 ottobre prossimo in tutta Italia. Quelle elezioni “interne ma aperte al pubblico” che decideranno chi sarà il prossimo Segretario Nazionale (anche se, da quello che si sente dire, non è detto che sarà il candidato premier del centrosinistra, o dello stesso solo PD) e i Segretari Regionali, con le rispettive assemblee.

Elezioni di partito quindi, ma si sa, la fenomenologia è sempre la stessa. Iniziano le telefonate, le richieste di voto e sostegno, qualche promessa, sempre condita da voti di amicizia sempiterna.

Una signora di Catania (tanto per rimanere nella comodità ambiento la faccenda nella mia città), che convenzionalmente chiameremo Paola, iscritta al PD per spirito di partecipazione, ma senza velleità personalistiche o elettorali, viene contattata da un’amica. Le primarie si approssimano, stanno per essere pubblicate le liste, si iniziano a cercare gli amici per strappare una promessa di aiuto.

Paola, che in effetti queste cose burocratiche le segue poco (già è riluttante, per non lasciarsi abbattere dalle cose per come vanno in Sicilia e in Italia, a seguire la cronaca politica), rinvia la questione a dopo qualche giorno, giusto il tempo di capire meglio come funzionano queste primarie, e di vedere quali sono liste e candidati. I candidati, si, che cercano sempre di “giocare d’anticipo”, ma se prometti aiuto al primo, finisce che ne scontenti parecchi altri. E, si sa, la politica ammazza le amicizie.

Paola, da persona seria e ponderata, vuole scegliere con calma, e non prendere in giro nessuno.

In realtà, presa da quel volontariato che tanto la appassiona, peraltro senza mai far discriminazioni di colore politico, tanto apolitica è la stessa associazione che Paola rappresenta nel quartiere di Librino (una piccola deroga alla summenzionata “comodità”: Librino non è il mio quartiere, ma non è nemmeno il più lontano da casa mia, e poi l’associazione “Terre forti” di cui faccio parte è proprio librinese, anche nel nome), finisce con il non documentarsi.

Ma l’amica la richiama. E non per ribadire la richiesta di sostegno, ma per scusarsi. «Paola, scusami, non lo sapevo, non l’avevo capito che sei candidata pure tu!».

Paola trasalisce. Candidata? Lei? Ma quando mai! Ma non prende la cosa per una svista dell’amica: lei risulta veramente fra i nominativi. Il turbine dei pensieri le fa intuire chi potrebbe averla candidata a propria insaputa, chissà, forse per sfruttarne il nome, tanto stimato per l’attività al servizio degli altri, per la naturale bontà d’animo, ma anche per il carattere forte e senza paura.

A questo punto, Paola è tanto nervosa quanto ferita, e confusa. Chiede consiglio ad un amico, una conoscenza recente, ma di cui si fida. Lui, giornalista, deve quasi sforzarsi a dimostrare stupore: in realtà di gente più o meno forzatamente candidata, soprattutto nelle più recenti amministrative, ce n’è tanta, ne conosce di storie di tutti i partiti, liste e movimenti che di politico e di democratico non hanno nulla.

Ma qui, potrebbe addirittura trattarsi di una accettazione di candidatura firmata al posto di Paola. Una firma falsa! Un reato, e non da poco, sarebbe forse stato commesso dai responsabili di una lista che porta il nome di una nota attivista antimafia! Oppure, in perfetto stile totalitario, non esiste alcuna accettazione scritta della candidatura, che pure è stata pubblicata sugli spazi web del PD e dei promotori della lista.

Paola comincia a fare telefonate, a dirigenti sindacali e del partito. Uno, un dirigente locale peraltro in corsa per una lista differente, espressione di un’altra mozione, prende atto della questione. Ricontattato dall’amico di Paola, quel giornalista che poi è un amico comune, il dirigente del PD viene incalzato: la precisa richiesta è la cancellazione del nome da schede e materiale elettorale cartaceo ed elettronico, e una nota sul sito del PD siciliano che chiarisca come quel nome sia stato inserito «per errore».

No, non è un errore, come invece quello di una candidata di un’altra lista, apparentemente undicenne per un errore di digitazione. Nome e data di nascita di Paola lì non ci sono arrivati per caso o per sbaglio. Sono stati presi dalla scheda personale di iscritta al partito. Ma la richiesta è un modo ragionevole per chiudere la faccenda senza troppo rumore. Certo, il fatto è “gustoso” per il giornalista, una roba da telegiornali nazionali, facilmente strumentalizzabile dal resto dell’arco parlamentare e non, ma Paola è pur sempre una iscritta del PD, che sostiene e non vuole demolire, e poi, anche il giornalista, sebbene estraneo ai partiti e di idee ben diverse da quelle pur variegate del PD, preferisce non infierire su ciò che rimane in Parlamento della sinistra italiana.

Allora, i due si pongono in fremente attesa. Sembra che la tipografia sia stata avvisata, ma non ci sono altre conferme, nessuna nota ufficiale, per quanto “tecnica” e “sottovoce” fosse attesa. Il dirigente prosegue la sua campagna elettorale, non fa sapere più nulla, dopo aver anche promesso la pubblicazione del comunicato sul quotidiano “La Sicilia”. Diventa, come altri dirigenti del PD, irreperibile. Forse, in fondo pensa che Paola non sia così sincera… Ma no, per il tipo che è, ne è certo invece l’amico giornalista, Paola non avrebbe mentito. Anche perché, invece di cercare (pur avendo nel cuore ferito il desiderio di andare dritta dritta dai Carabinieri) di mettere la cosa a posto, avrebbe subito cercato il clamore. Piuttosto, non ha interpellato l’amico giornalista per questo, ma per un vero consiglio. Il suo non è un pentimento rispetto a una vera candidatura, e nemmeno un caso di consenso estorto, ma un autentico falso a spese del suo nome, della sua credibilità, della sua persona tanto umile quanto forte.

Si sente tradita e presa in giro. Sia per il fatto in sè, sia perché la smentita non arriva. E per la rabbia nel capire che, se non fosse stato per quall’amica che le chiedeva il voto, magari avrebbe scoperto la cosa proprio il 25 ottobre, trovando il suo stesso nome sulla scheda delle primarie, fra le liste per l’assemblea regionale del PD. Quel partito nel quale cominicia a credere meno: tanta, tantissima brava gente lo anima, ma evidentemente c’è qualche eccezione, fra maleducati e personaggi, forse, finanche in malafede… Il pensiero va a Napoli, dove il commissario straordinario del PD ha consegnato gli elenchi degli iscritti alla magistratura.

Peraltro, l’amico giornalista, che si è preso a cuore la cosa, ha un improvviso problema che gli impedisce di insistere con le telefonate. Paola, più che smentire la candidatura sulla sua bacheca di Facebook, quella bacheca su cui posta tanti links, di amicizia autentica, di incoraggiamento e solidarietà a chi soffre, divertenti ma anche di opposizione a Berlusconi e alla malapolitica, non fa. E proprio sul gruppo Facebook della lista in questione il nome di Paola rimane pubblicizzato, anche mentre, stranamente, il giovedì prima del voto domenicale sul sito del PD Sicilia www.pdsicilia.it il file pdf con le liste non riporta più il suo nominativo, con la lista “incriminata” che salta un ordinale, ridotta del nominativo di Paola. Le lagnanze sono quindi arrivate al mittente, ma di esplicite smentite, e tantomeno scuse, né sul web, né su altri media, nemmeno l’ombra.

E tanta, troppa gente, a tre giorni da queste primarie, ha letto il nome di Paola, convincendosi che si è candidata, lei che di politica non si occupa (ma sarebbe, per opinione di tanti, molto più brava dei soliti amministratori pubblici).

A un certo punto, il suo amico giornalista capisce che non si può aspettare oltre ciò che forse non arriverà mai, e scrive la storia che avete sin qui letto. Non è una storia inventata. Paola è veramente stata candidata inconsapevolmente. E se, a questo punto, il Partito Democratico non si scuserà, spiegando l’accaduto, verranno fatti tutti i nomi.

Roman Henry Clarke 

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