Sofia Hellqvist - photo credit: Frankie FouganthinPiccola premessa: non ho assolutamente nulla in contrario verso la pornografia. È una forma di intrattenimento, purché - ovviamente - fatta da adulti consenzienti, ne facciano o meno un mestiere, del tutto rispettabile. Oltretutto, riprendere atti sessuali non simulati è antico quanto la cinematografia stessa: è parte integrante della settima arte, come dimostrano anche Dogme 95 ed il festival HUMP!, che hanno tutto il mio rispetto e consenso.
Ciò detto, vorrei suggerire ai tanti colleghi (o comunque articolisti) che non hanno esistato a dare dell’«ex attrice porno» a Sofia Hellqvist, promessa sposa di Carlo Filippo di Svezia, di ricordarsi la prima regoletta che ci hanno insegnato: verificare le fonti. È vero, non appena il primo sito dà la notizia, è una corsa contro il tempo, per proporla aggiungendo qualcosa, e mai togliendo. Ma impariamo, nella sfida alla transdisciplinarietà in cui operiamo, a ricordare e cercare. Internet, se si sanno usare gli strumenti di ricerca, permette di informarsi efficacemente, prima di informare.
Perché tra performer nell’adult entertainment e fotomodella glamour c’è un’infinità, per quanto possa essere perbenista e bacchettone il contesto in cui operiamo. E ricordiamoci - in questo caso proprio visto il contesto che è in assoluta controtendenza rispetto a quanto da me espresso nella premessa - che una volta “sparato” con la penna (o, meglio, la tastiera) contro una persona, non c’è rettifica che tenga. Meglio “bucare” una notizia vera che diffonderne una falsa. Perché la gente crede in ciò che pubblichiamo.
Peraltro, leggo in alcuni casi dei condizionali di comodo: Sofia «avrebbe un passato da pornostar». Come fosse qualcosa di riprovevole, oltre che di “oscuro” come cinquanta anni addietro. Questa, intanto, è una contraddizione. Da più di trent’anni una pornostar, per definizione, è molto nota (è una “stella” della sex industry! E anche in Italia non mancano gli esempi), ha un seguito, spesso da “trendsetter” su twitter, il suo viso è ben noto: a prova di eventuale nome d’arte. O si vuole forse insinuare che la stessa possa essere apparsa in qualche produzione amatoriale? In questo caso, il filmato in questione sarebbe comunque “emerso” dal mare della rete, al pari dei non pochi “sextapes” in circolazione. E comunque inadatto sarebbe il termine «pornostar», e poco informato è chi lo usa, anche perché quei filmini con tanto di mascherine a travisare il volto sono sempre più una rarità e solitamente appannaggio di soggetti che, nella vita, non hanno - e non cercano - altra esposizione mediatica, come invece ha meritatamente fatto la futura principessa con la sua attività di fotomodella.
So bene cosa state pensando: altrimenti non sarebbe stata una notizia “piccante”, che attira i lettori, una “favola a lieto fine” con una ragazza dal «passato turbolento» che si redime fra le regali braccia. Mi chiedo se non sia preferibile per una ragazza una vita tanto autodeterminata e libera, quanto serena e sana, davanti all’obiettivo (quale che sia l’attività svolta innanzi allo stesso), piuttosto che relegata (forse) a corte ed inseguita (molto più probabilmente) dai “paparazzi” (che, a loro volta, fanno il loro rispettabilissimo mestiere). Nessuno dei due casi è comunque “sporco” o “degradante”: l’importante è che sia - sempre - una libera scelta.
Si, è assolutamente vero: si pensava, secondo il classico adagio, che fosse il padrone ad aver morsicato il cane. Quando invece è stato un banale morso del cane al padrone: banale quanto un matrimonio del XXI secolo tra una bella ragazza ed un esponente di una famiglia reale europea. Chissà cosa avrebbero scritto se - ad esempio - invece delle affascinanti attuali consorti Marie e Clotilde, Joachim di Danimarca avesse sposato Gry Bay o Emanuele Filiberto avesse impalmato la siciliana Loredana Cannata: entrambe brave e belle attrici non pornografiche che - secondo copione - hanno interpretato scene a contenuto sessuale non simulato.
Lo ripeto ancora una volta: a mio avviso dare dell’”attrice porno” ad una modella che ha fatto foto in bikini ed handbra, è come dare del “carburatorista” ad un radiatorista (o viceversa), o dell’”attrice” ad una cantante che non ha mai filmato una scena di alcun tipo: non è “disonorevole”, è errato. E, peraltro, una cosa non esclude l’altra: ma non era questo il caso. Auguri agli sposi!

Roman Henry Clarke

“momenti d’amore”: copertina“Per amore non si muore”. Ha ragione Orazio Indelicato, poeta e paroliere autore di versi intensi ed ironici, nella nuova introduzione alla ristampa del suo “momenti d’amore”, volume che vide per la prima volta la luce nel 1976, se non si pensa ai troppi drammi legati a femminicidio ed autodistruzione che, con l’amore, in realtà non hanno nulla a che vedere. Indelicato, sopraffino amante di teatro e donne, è andato oltre il dismembramento della relazione con “Occhibelli”, donna (probabilmente una celebrità degli anni ‘70, ipotizziamo) di cui cela ancora il nome e il cui volto è palesato nel libro unicamente nel soffuso ritratto dell’artista Ilde Piacenti. «Son sicuro / di non amarti più / però non so / se ti odio / o ti adoro», sono versi che il poeta catanese - ideale sintesi di Catullo e Gregory Corso - dall’immarcescibile animo viandante non avrebbe, per lungo tempo, voluto veder ripubblicati unitamente al prezioso volume che li contiene. Ma, per l’appunto, “per amore non si muore”, e dagli attimi, fissati nello spazio (la Lombardia ove a lungo Indelicato portò avanti la propria attività autorale) e nel tempo su quei versi che sono furba narrazione senza date né luoghi, diventano uno specchio dell’uomo amante, quasi una guida alla libertà dei sentimenti ed alla passione per la donna. Intesa questa non più, e non solo, come un singolo individuo, ma come universo, giacché, delle tante cose di cui può essere definito un Maestro, Orazio Indelicato può esserlo considerato anche, se non soprattutto, riguardo alla dedizione per la bellezza femminile.
Presentato dal Prof. Salvatore Distefano alla Sala Magma di Catania in una affollata serata di novembre, che è diventata uno di quegli intensi readings collettivi che Indelicato organizza da decenni, “momenti d’amore” è la “perla perduta” che riemerge nel catalogo di Bottega della Poesia, per i cui tipi è uscita questa ristampa. A conferma di come tale collettivo editoriale no-profit sia una delle poche realtà per le quali valga la pena abbattere alberi per produrre irrinunciabili libri, in un mare di edizioni troppo dedite al facile “successo di cassetta” e ad un sopravanzante autoreferenzialismo di sedicenti “autori”, dei quali Indelicato è totale antitesi: «ORAZIO vi ringrazia tanto e chiede scusa per il disturbo», si legge nella locandina dell’evento di presentazione del volume.

“momenti d’amore”: locandina

«Con i suoi quadretti Orazio esprime ciò che più intimo, ma la sua intimità è anche la nostra; una particolarità foriera di universalità: riviviamo in lui con lui gioia, tormento, esaltazione e disperazione» scrive Distefano nella nuova prefazione, che si affianca a quella originaria, di Agostino Pensa, e che l’Autore non manca, per innata timidezza, a definire «tutta sbagliata», e che invece correttamente tratteggiava le liriche del libro come «mosaici […] poesie, semplici e vere, come come tante pagine di un diario interiore». E se oggi il volume appare più completo alla luce della maturazione, del vissuto, della straordinaria produzione di Orazio Indelicato, non può sfuggire una dedizione diversa da quella, per il sesso femminile, che ne domina quasi interamente l’opera - e sempre con tratti intensi ma mai volgari o ridondanti. È la fedeltà, apparentemente antitetica alla sua anima “randagia” ma che invece ben ritroviamo negli “amici dell’uomo” a quattro zampe, all’amicizia. In particolar modo, quella che legava allora, e lega ancora oggi nel ricordo e nella quotidianità, Indelicato ad Herbert Pagani, l’”artista totale” capace di produrre, in ogni campo artistico, alcune delle eccellenze più assolute mai viste nell’Europa continentale e non solo. È di Pagani il disegno che appare nella copertina di “momenti d’amore”, disegno dedicato al suo «caro amico e collega Orazio». Nella Milano che vide il boom della canzone d’autore Indelicato e Pagani furono esponenti di un movimento che, scevro da limiti ed autocensure, si espresse liberamente con idee, creatività, ed ideali immortali. Nativo di Tripoli, ebreo di origini, Pagani portò in Francia il movimento musicale “progressive” (sotto il cui segno nacque la seminale opera multimediale “Megalopolis”, caratterizzata dai toni pindarici ed ironici e dalle anticipazioni storiche e sociali degne del miglior Jacques Ellul) e lì diede un contributo fondamentale alla nascita del movimento ecologista. Un’esistenza sfolgorante ed intensa, quella di Pagani, durata solo 44 anni a causa di una leucemia che lo spense a New York (oggi l’artista riposa in terra d’Israele) e di cui, per animo e pensiero, Indelicato è indubitabilmente uno degli eredi, di quell’eredità che è il raccogliere il testimone di un amico fermatosi troppo presto.
In conclusione, è evidente come Orazio Indelicato raggiunse il climax già con l’opera prima, tematica come i coevi “concept albums” musicali, ma diversamente da quanti inesorabilmente incontrano il declino dalla seconda “uscita”, essa si pose a base e riferimento di una carriera che, lungi dal cercare la facile notorietà, si è affermata per essere latrice genuina ed intensa di emozioni viscerali.

Orazio Indelicato, “momenti d’amore” - 2013 Ed. Bottega della Poesia

Roman Henry Clarke

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14 songs againt fascism, imperialism, capitalism, racism, sexism, discrimination, colonization, war, censorship.

copy/pasteTempo di elezioni, l’attività freme. Si affitano sale e salette, si offrono cene e spettacoli, si stringono tante mani e si fanno almeno altrettante (vane) promesse. A volantini e “santini” ci pensano i grafici, spesso sottopagati o direttamente non pagati: «tanto si divertono» si suol dire, e quando c’è fame anche l’illusione di un’assunzione o di un incarico viene usata per “pagare”. Oppure c’è il “fai-da-te” (diffusissimo anche nella “progettazione” dei contrassegni elettorali, a quanto pare…): chi non ce l’ha il Paint di Windows o, peggio, un Photoshop crackato? Poi, ci sono i comunicati stampa: ma quelli si scrivono direttamente, alla bell’e meglio, e si mandano in forma semi-anonima, in barba alle norme sulla professione di addetto stampa e ai “warnings” dell’Ordine dei Giornalisti. Del resto, basta un software pirata o una fotocamera digitale per dirsi grafico, giornalista, fotografo… E, ma il programma elettorale? Che seccatura, quello dovrebbero “buttarlo giù” i candidati e relativi “partiti”, ancora c’è questa vecchia, obsoleta “usanza”…. Mica porta voti, il programma! Per quelli ci vogliono amicizie, “agganci”, sorrisi, ipocrisie…e quattrini. Ovviamente. Il sistema (perverso) è questo.

Ma un programma ci vuole, magari breve, meglio se non troppo pubblicizzato, o anche “partecipato” con la piattaforma LiquidFeedback. Tra i tanti, ecco quello della prima candidata donna (la seconda, Giovanna Marano, è arrivata come “soluzione” al “caso Fava”) a Presidente della “Regione Sicilia” (sic!): Lucia Pinsone, per il fin qui sconosciuto movimento “Volontari Per l’Italia”, VOI per gli amici. Un logo che richiama vagamente la fiamma neofascista, unito nella più classica delle “biciclette” elettorali alla triscele della Regione, e ad una ondeggiante scritta “Obiettivo Sicilia”: è la dilagante moda “sicilianista” che colpisce ancora! E, per l’appunto, il programma: con un’introduzione in prima persona, lungo, articolato e… copiato? No, macché, e poi la Dott.ssa Pinsone pare essere una così brava persona, almeno quanto lo è sconosciuta. Ma leggendolo il senso di déjà vu è forte, a tratti fortissimo… Dove ho già letto certe frasi? Certo… su Facebook! Vado nel profilo del Fronte Nazionale Siciliano, il partito neoindipendentista fondato quasi 50 anni fa, alle elezioni fanno lista con i “forconi” di Mariano Ferro (evidentemente liberatosi dei neofascisti, che sostengono De Luca, e dei camionisti di “Forza d’Urto”), ma oltre quello di coalizione l’FNS “Sicilia Indipendente” ha stilato un proprio elenco di 37 “proposte programmatiche”. Confronto i due testi, vi sono intere frasi identiche. A questo punto, è dovere chiedersi: chi ha copiato chi? Come è possibile leggere nella relativa pagina, il testo dell’FNS risale almeno al 2 settembre. Per il programma della Pinsone, non c’è data sul sito, ma viene in soccorso la cache di Google: certamente il 5 ottobre quel “programma elettorale” sul sito dei “Volontari Per l’Italia” non c’era.

Adesso si, in barba a qualsiasi diritto di paternità intellettuale, politica e di coerenza, vista l’evidente distanza ideologica tra le due organizzazioni, “addolcita” da quella di matrice italianista mediante la “smussatura”, in fase di “pedissequo recepimento di interi passi dell’altrui testo programmatico”, di alcuni “spigoli” della proposta politica del partito indipendentista. A voi (non il movimento, proprio voi lettori!) ogni ulteriore considerazione: a questo link ecco alcuni dei passaggi “incriminati”, senza pretesa di esaustività ed alcuna modifica da parte mia.

Roman Henry Clarke

Beppe GrilloPovero Beppe Grillo, come si è ridotto. Del tutto privo di argomenti politici, si fa la nuotata, “seguito” in barca dal suo “mentore” Gianroberto Casaleggio, mentre i suoi “amici” giorni fa avevano già dato vita ad una deplorevole scenata al Cimitero Monumentale di Catania. Riemerso dalle acque, ha la pretesa di essere «una delle prime persone normali che lo attraversa»: è vero, i “disabili” che lo hanno attraversato a nuoto prima di lui sono speciali. E aggiunge: «Questo è il terzo sbarco in Sicilia: il primo fu quello dei Savoia, il secondo quello degli americani, che portarono la mafia [1], il terzo quello di Grillo, che porta la libertà». Questo significa che secondo lui la mafia non la portò l’Italia, ma gli americani, e che fino ad ora siamo stati qui ad aspettare lui. Peccato che invece la mafia sia uno strumento di oppressione coloniale sbarcato in Sicilia insieme alle giubbe rosse del mercenario francese Joseph Garibaldi, e che la libertà i Siciliani l’abbiamo cercata sin dal giorno in cui ci venne strappata via. Confuso, il povero Beppe, farfuglia che «ci vuole un pensiero di cultura nuovo e noi siamo l’unica alternativa». Pensiero pernicioso il suo, in pratica l’unica possibile liberazione per la Sicilia verrebbe, ancora una volta, da un barbuto figlio del Mar Ligure. Quindi, siamo noi Siciliani a essere sbagliati, non la perversa etica mafiosa allogena che la colonizzazione ci ha imposto con le sue dinamiche clientelari, liberticide ed antidemocratiche. E l’unico giusto è lui, il “santone genovese”, predicatore dalle mille contraddizioni che sfugge alle smentite perché il suo informe e ineffabile “pensiero” è valido sempre. Quindi mai. Povero Grillo, che ha dato l’endorsement a prodotti e servizi banali e spesso inefficaci spacciandoli con anelito pseudoscientidico (e quindi antiscientifico) per “miracolosi”, che vaticina sulla “italianità” dei soli figli degli italiani (gli altri non meritano, non meritiamo la cittadinanza), che si mette a dileggiare Cuffaro, Mora, Fiorito («si fanno la beautyfarm e la paghiamo noi») perché lui, Beppe Grillo, per l’omicidio colposo plurimo che ha compiuto, non ha fatto un giorno in quelle tremende “beauty farms” italiane chiamate carceri. Lui, Beppe Grillo, quello che diede a Rita Levi-Montalcini della «vecchia puttana» con linguaggio degno delle SS. Beppe Grillo, quello che quando era un comico mi faceva ridere, e ora che è un «ex-comico» mi impensierisce, come cittadino e come giornalista, anche se secondo Grillo non posso dirmi tale perché “tutti sono giornalisti”, in barba a formazione, professionalità, responsabilità legale: però la traversata dello Stretto l’ha fatta proprio per attirare l’attenzione della stampa e degli odiati “giornalisti”! Ma che fosse un ex-comico me ne accorsi parecchi anni fa, quando capii che pagavo il biglietto per vedere un vero e proprio comizio. Ancora non si parlava dei “Meetup” (social network profit, in barba all’open source), delle “liste civiche” poi diventate M5S: un “movimento” sulla cui legalità starei molto attento: niente sedi, niente organigramma, niente congressi (quindi niente democrazia interna, che non si attua mica solo con quel LiquidFeedback che lo stesso Grillo pare inizialmente non intendesse usare), niente atto costitutivo (il M5S nasce “dall’alto” per volontà del “fondatore” Grillo tramite il suo sito web personale, non “dal basso” per scelta di un gruppo di persone con comuni finalità ed obiettivi), niente statuto (c’è solo uno stringato regolamento definito, per l’appunto, “non statuto”), un contrassegno elettorale proprietà esclusiva del “capo“. E nessuna ideologia, nessuna filosofia di pensiero (quando proprio Grillo parla di un “nuovo pensiero”) e di azione, solo idee affastellate a creare obbedienza al leader-mago-demiurgo e all’individuazione di un “nemico” che, semplicemente, sono gli “altri”: o con noi o contro di noi. Pericolosa strutturazione, richiama alla memoria tristi precedenti: di questi, il più mite è il “partito-azienda” - con l’”uomo immagine” Grillo e l’”eminenza grigia” Casaleggio - che non ha bisogno di finanziamenti pubblici o tesseramenti onerosi, ma al più di mere «sottoscrizioni su base volontaria»: perché evidentemente c’è già chi finanzia il M5S. Ma dato che non ci sono sedi, non ci sono registri associativi, non c’è la relativa contabilità, perché non c’è formalmente nemmeno il partito, si può controllare chi paga, quanto paga, e perché? Ma in fondo un perché ce lo dice lui, il povero e ormai triste Beppe Grillo: «Non siamo venuti, a elemosinare voti, ma a dirvi che se volete cambiare c’è adesso un’alternativa». Come il suo “vicino di casa” Garibaldi, che i voti al plebiscito non li chiese, li estorse con la forza e l’inganno imponendo a tutti l’«alternativa», una cura che fu peggiore della malattia.

PREVALGA LA SICILIA.

Roman Henry Clarke

[1] Sul sito beppegrillo.it la frase è riportata così: «Il primo fu Garibaldi che portò i Savoia, il secondo fu fatto dagli americani che (ri) portarono la mafia, il terzo sono io con il MoVimento 5 Stelle». Di male in peggio: evidentemente Grillo è convinto che il fascismo estirpò la mafia. Continuò invece a far affari con essa e tramite essa, e i suoi metodi violenti di sopraffazione e controllo del territorio. È ora di chiedersi: Grillo pensa di portare la libertà, cosa che certamente Garibaldi non portò, o sta legando il nome del M5S proprio alla mafia, legata sia allo sbarco del guerrigliero nizzardo sia a quello delle truppe alleate?

4WR spring 2012 cover

L’ALTRA META

Scritto da

Roberto Catania, Roman Henry Clarke e Carmelo Rannisi

Regia

Roman Henry Clarke

con

Roberto Catania

Intervistatori

Roman Henry Clarke
Carmelo Rannisi

Voce recitante

Alfio Guzzetta

Assistente alla regia

Carmelo Rannisi

Riprese

Roman Henry Clarke
Antonio D’Emanuele
Carmelo Rannisi

Fotografia

Roman Henry Clarke

Montaggio Audio e Video

Angelica Lazzarin

Produttore

Alfio Guzzetta

Produttore esecutivo

Carmelo Rannisi

e la partecipazione di

Prof. Giuseppe Puglisi
Prof. Nino Puleo

Immagini d’archivio

CUS Catania Rugby

MUSICHE

“Cellule”
“Sale”
“Follow me”
“Particule”
“Larmes”

Scritte da Vincent Gires
Eseguite da Silence
Tratte dal’album “L’autre endroit”

Ringraziamenti

ASP 3 Catania, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura
c/o Presidio Ospedaliero “Vittorio Emanuele” Catania

Centro Universitario Sportivo - Catania
CUS Catania Rugby
Federazione Italiana Rugby - Comitato Regionale Siciliano

Gianni Amore
Stella Angela Cangemi
Marco Chinnici
Tito Cicciò
Giuseppe Coniglione
Salvo Pezzano
Marzia Sapienza

Don Aristide Raimondi
Chiesa N.S. del SS. Sacramento - Borgo Librino

Una produzione

Terre forti
associazione culturale

in collaborazione con

Silver Screen Production

www.terreforti.org
www.silverscreen.it

©2011 Terre forti - associazione culturale
Quest’opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons
Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

migrating politiciansDissolution of long Parliament

It is high time for me to put an end to your sitting in this place, which you have dishonored by your contempt of all virtue, and defiled by your practice of every vice; ye are a factious crew, and enemies to all good government; ye are a pack of mercenary wretches, and would like Esau sell your country for a mess of pottage, and like Judas betray your God for a few pieces of money. Is there a single virtue now remaining amongst you? Is there one vice you do not possess? Ye have no more religion than my horse; gold is your God; which of you have not barter’d your conscience for bribes? Is there a man amongst you that has the least care for the good of the Commonwealth? Ye sordid prostitutes have you not defil’d this sacred place, and turn’d the Lord’s temple into a den of thieves, by your immoral principles and wicked practices? Ye are grown intolerably odious to the whole nation; you were deputed here by the people to get grievances redress’d, are yourselves gone! So! Take away that shining bauble there, and lock up the doors.
In the name of God, go!

Oliver Cromwell, 20th april 1653

Scioglimento del Parlamento permanente

È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese come Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Non avete più fede di quanta ne abbia il mio cavallo; l’oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Repubblica? Voi, sporche prostitute, non avete forse profanato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con immorali principi e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per un’intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave.
In nome di Dio, andatevene!

Oliver Cromwell, 20 aprile 1653

 Oliver Cromwell

“Dea in meditazione” - 2004 by Maria Tripoli Belisa

da “Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín” di Federico García Lorca

adattamento e traduzione in siciliano

di Giuseppe Coniglione

regia di Roman Henry Clarke

13/14/15 Aprile 2012

Sala Magma - via Adua 3 Catania

Ingresso: € 10,00

Venerdì, h. 20,30

Sabato, h. 20,30

Domenica, h. 18,30

 In scena (in ordine di apparizione)

Don Perlimplínu - Alfio Guzzetta

Marcolfa - Palmira Russo

Belisa - Veronica Giusti

Madre di Belisa - Maria Tripoli

Primo Elfo - Vera Di Gregorio

Secondo Elfo - Agata Furnari

Direttore di scena

Orazio Indelicato

Luci

Paolo Scalia

Scene

Alfio Guzzetta

Collaborazione scenografica

Carmelo Rannisi

Consulenza musicale

M° Salvatore Daniele Pidone

Musiche

Federico García Lorca

Costumi

Palmira Russo

Vera Di Gregorio

Riprese foto e video

Vassilia

Assistente alla regia

Paolo Scalia

Regia

Roman Henry Clarke

Il dipinto di locandina è “Dea in meditazione” - 2004 by Maria Tripoli

Organizzazione: “Terre forti - associazione culturale” in collaborazione con “la terra del sole” soc.coop.va a r.l. e centro teatrale e culturale Magma

Media partner: “CATANIA È… Eventi, spettacolo e cultura”

www.terreforti.org

Prenotazioni: info@terreforti.org

Arriva in scena alla Sala Magma, “piccolo tempio” del teatro catanese lo spettacolo che segna l’unione fra l’arte del grande autore andaluso e i colori della Sicilia. Un testo che fa sorridere e riflettere, una tragicommedia che ruota intorno all’ingenua dolce bellezza della protagonista per denunciare il conformismo e le convenzioni sociali, un’«alleluia erotica in quattro quadri» che è un inno alla spontaneità e libertà dei sentimenti. Un testo emozionante che ritrova tutta l’originaria vivacità e colore in una nuova traduzione in lingua siciliana. «A volte Dio ci concede un capolavoro, e tu, Belisa, sei uno di questi»: sono queste le parole che possono descrivere la protagonista di questo lavoro, Veronica Giusti, che dà voce e corpo alla giovane donna che evade dalla gabbia del matrimonio imposto ad un uomo più anziano e riluttante, e libera la propria fresca sessualità donandosi apertamente con l’esigenza di sentirsi amata, senza vincoli né condizionamenti, da chi la desidera e brama e non tarpata da chi l’ha presa negandole il mondo e raggirandola con un cerebrale inganno dal finale drammatico.

NOTA DI REGIA

Il pubblico di lingua italiana è uso ad un’immagine di Federico García Lorca che riporta agli struggenti versi “A las cinco de la tarde” e alla tragica morte agli albori della Guerra Civile. Con la riproposizione di questo testo, abbiamo voluto suggerire alcuni degli aspetti meno noti del Genio andaluso, che riportano alla sua formazione tanto completa quanto eclettica di uomo di teatro e di musica. Capace altrove di cantare la bellezza femminile in versi come “Vederti nuda è rievocare la terra […] è comprendere l’ansia della pioggia che cerca fragili fianchi”, García Lorca nella sua breve e intensa vita ha composto musica, recitato, diretto, anche con il teatro itinerante “La Barraca” che fu tra i suoi contributi alla causa della Repubblica Spagnola, sempre con esemplare desiderio di partecipazione e senza risparmiarsi, cosa che gli costerà la fucilazione unitamente al “reato” di essere omosessuale.

Nato per il teatro di burattini, “Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín” tratteggia tanta parte del composito universo lorchiano: l’opposizione alle convenzioni sociali, il rifiuto del conformismo, le lotte per l’uguaglianza, la passionalità dei sentimenti e nei sentimenti. Pur fedele alla “versión de cámara” dell’Autore, questa nostra edizione è volutamente incentrata (e di qui l’accorciamento del titolo) sulla figura della protagonista, fulcro della vicenda: pur nei toni farseschi del testo originario, che non manca di rubare più di un sorriso al pubblico, la vicenda di Belisa è quella di tante, troppe giovani donne cui ancor oggi è sottratta la facoltà di scegliere, amare, essere. Nella sua dolce e a tratti ingenua sensualità, la giovane invece sceglie di scegliere, sceglie di donarsi, sceglie di conoscere, attraverso ciò che ha e che può, e che è origine del mondo: la sessualità, che decide di vivere senza vincoli né condizionamenti nella sua gioiosa freschezza. L’inganno di cui è vittima, e che porta all’ineluttabilità del tragico finale, è paradigma della condizione della donna, verso cui le violenze psicologiche non sono meno e da meno di quelle fisiche. L’immagine finale dello spettacolo è monito e speranza: il primo, verso l’inutilità e la dannosità di cerebrali “alzate d’ingegno” quali quella orchestrata da Don Perlimplínu al fine di “farsi amare” dalla donna desiderata (e non amata) pretendendo di lasciarla imprigionata nella “gabbia del desiderio” verso lo sconosciuto spasimante; desiderio che invece è proprio la citata speranza, rivolta verso una società, ancora ahinoi relegata ad un futuro, pur essendo trascorsi oltre 80 anni dalla stesura del testo, in cui le donne saranno libere di essere uniche protagoniste e autrici della loro storia, sia individuale che collettiva, mediante le proprie scelte, in primis proprio in materia relazionale, sentimentale e carnale.

Nucleo originario dell’opera è una delle poesie erotiche di F.G.L., tratta dalla raccolta “Canciones”, che qui ritroviamo integralmente, e a cui si è voluta, con arbitrio che l’Autore ci perdonerebbe, associare una delle melodie più intense ed evocative dallo stesso composte: “Las Morillas de Jaen” ha il potere immaginifico di riassumente i colori di questa “aleluya erótica en cuatro cuadros” per la quale, oltre alle musiche dello stesso García Lorca, si è voluto fortemente un cast capace di evocarne anche visivamente l’elegante erotismo: sul palcoscenico Belisa è realmente una procace giovane dalla voce flautata, al pari della non meno avvenente madre e della stessa giovane ed espressiva Marcolfa, senza trascurare il vivace intervento “soprannaturale” eppur straordinariamente umano e pietoso dei giovani Elfi, così come è efficacemente reso dall’interprete l’intellettuale Don Perlimplínu che diverrà vittima delle proprie farneticazioni ed incontrollati istinti.

Riflessione a parte merita la scelta della lingua di questa nuova edizione: al fine di voler rendere al meglio i toni del testo in lingua castigliana, su cui è stata direttamente effettuata l’opera di adattamento e traduzione senza far ricorso ad alcuna “mediazione linguistica”, scelta pressoché obbligata era quella della lingua siciliana, che delle lingue spagnole è “sorella” tanto glottologicamente quanto per vicinanza, e a tratti comunione, storica e culturale, la cui musicalità appare come la più adatta a restituire al testo l’originaria vivacità e colore, e che comunque rende questo “Belisa” in siciliano con ogni probabilità una “prima” a livello mondiale.

Questo spettacolo è dedicato alla memoria di Salvatore Costanzo

4WR 153  cover

My good friend Graham Williamson, promoter of many initiatives supporting individuals and people’s liberties and self-determination, is now, together with Wayne John Sturgeon, editor of the Fourth World Review (4WR), recently relaunched as a “treeless” magazine.

In the latest issue, n° 153 - Winter 2011, Graham himself interviewed me, focusing on past and present struggles for independence in Sicily. Many other interesting articles are available in the free copy of the magazine you can find attached to this post.

The 4WR slogan is: «For Small Nations, Small Communities, Small Farms, Small Industries, Small Banks, Small Fisheries and the Inalienable Sovereignty of the Human Spirit». Here is a message from the founder John Papworth:

 Friends: This issue is the first in over a year – but I’m sure you’ll agree that the wait was worth it!  Indeed, I’m delighted to say that 4WR has been re-launched on the basis of its founding editorial policy.

 

The new joint editors are Wayne John Sturgeon and Graham Williamson.  I am now serving as an Editorial Board member. 

 

Graham and Wayne aim to further popularise the ideas of Kohr, Schumacher and myself and promote them to a worldwide audience.  Initially, they intend to do this by producing 4WR in e-zine format. This literally means that we can send copies of this issue all over the world just with the click of a ‘send’ button! Hundreds – if not thousands – of pounds a year will be saved in printing, postage and packing costs (unless there are a couple of millionaires out there willing to bankroll full-colour printed copies?). 

 

Any money saved can be used elsewhere in promoting our ideals.  Indeed, Graham and Wayne are very interested in establishing 4WR internet-based TV and radio stations.

The new joint editors have agreed to host this new issue to prevent it being lost to history. They regard the threat of globalisation - which

leads to the centralisation of power - is threat to our belief that ’small is beautiful’ and the ideas contained within 4WR are now required more than ever!

The main features of issue 153 include a series of several exciting (and wide-ranging) interviews. Those interviewed include:

TIM BRAGG: Tim has been described as “a provocative intellectual renegade.” He is an accomplished musician, published author, Green thinker and activist.

J.NEIL SCHULMAN: As a supporter of Agorism, J Neil Schulman is an advocate of counter-economic activism. He is also author of Alongside Night.

PETER CHALLON: Peter is a member of the Christian Council For Monetary Justice.  He also co-authored Seven Steps to Justice

JOHN PAPWORTH: I am the founder and patron of Fourth World Review. I’ve written several books and also founded Resurgence  

magazine. My latest book - Why Schools of Politics and Economics Should Be Closed Down - was published on Monday 14 November.

We’ve also introduced a new series - Raising a Voice for Small Nations. This includes a plea to stop the genocide of the Tamils in Sri Lanka and an overview of Sicilian independence. (Please note that English is not the first language of those who wrote these articles. We were uncomfortable editing everything into ‘perfect’ English, as this would lose some of the ‘feel’ of their articles. However, we believe that 4WR readers will get the ‘gist’ of what they are saying).

As usual, we’re very interested in your feedback. In particular, let us know if there’s anyone that you’d like us to interview. (Also, what do you think of the idea of 4WR not only interviewing those who agree with our views, but also those who would challenge our views?). If you run any publications/websites etc perhaps you would like to review this issue?

We’re also keen to talk to different individuals and/or groups who favour some form of autonomy or independence. If you know anyone who fits the bill, please let us know.

Finally, we’d appreciate your views on the new look 4WR.

Yours,

John Papworth

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